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Un giorno a Nusa Penida

  • Writer: Michele
    Michele
  • Apr 14, 2020
  • 4 min read

Ci svegliamo presto, in una fresca mattinata di Settembre a Kuta, Bali. Sono le 6 e mezza di mattina, io ed Ale corriamo di sotto a fare colazione. Il buffet offre sushi e pasta (diversi tipi tra spaghetti e pennette) al ragù, ma decidiamo di buttarci su qualcosa di più leggero. Siamo all'Aston Kuta, per il nostro ultimo giorno di vacanze ed i ragazzi (Mattia, mio fratello ed i miei due amici Giacomo e Nicolò) sono in un altro hotel perché sarebbero rimasti un giorno in più. Il giorno prima abbiamo prenotato un tour da uno dei tanti tour operator a Kuta, perché Nicolò ci teneva tanto a vedere questo posto e, dopo qualche contrattazione, siamo riusciti ad ottenere un buon prezzo (circa 25 euro a persona). Sono le 7 ed li aspettiamo fuori dall'hotel, dovrebbero arrivare con un passaggio che ci porterà fino al porto, ma ancora nessuno. Dopotutto siamo in Indonesia, e qui tutto si muove con più calma che nelle grandi città europee e ci vuole un po' di pazienza in più...

Finalmente arrivano, sono le 7 e mezza passate. Il traffico alla mattina presto non è il solito di Kuta ed in poco tempo raggiungiamo il porto ad est. Dobbiamo ancora aspettare perché la speedboat non é pronta, ma dopo una mezz'oretta ci imbarchiamo, e notiamo i sei motori, di quelli potenti, e Giacomo rabbrividisce, non è un tipo da barca. Infatti, il tragitto non è dei più facili e la speedboat salta sulle onde mentre noi ci dobbiamo schiacciare tra i sedili di plastica. Nicolò, che è alto quasi due metri, soffre incastrato e Giacomo anche, ma per il mal di mare. Dopo circa 45 minuti arriviamo finalmente a Nusa Penida. Ci vogliono ancora 15-20 minuti per raggiungere la terra ferma visto che un porto o un attracco non ci sono (e l'opzione di attraccare in spiaggia come a Gili questa volta non c'è) ci devono portare con una scialuppa a motore fino alla riva.


Arrivati finalmente, sono circa le undici di mattina e dobbiamo trovare un modo per raggiungere la spiaggia Kelingking, quella tanto famosa che si vede sugli Instagram di tutti (o quasi) i travel bloggers. Cerchiamo di contrattare per dei motorini ma niente da fare, troppo cari. Troviamo altre persone che sono disposte a dare a noleggio motorini di conoscenti a molto meno (5 euro l'uno) e così accettiamo. Come successo a Lombok, chiediamo i caschi ma ci dicono che non c'è la polizia. Noi insistiamo (per la nostra sicurezza) ma niente da fare, questa volta la dobbiamo rischiare. I motorini sono proprio dei catorci che non segnano la velocità e malapena la benzina. Siamo finalmente alla volta della famosa spiaggia, ma le strade iniziano in pendenza ed iniziamo già a fare fatica (soprattutto, come sempre, il motorino con Mattia e Giacomo). Da semi-asfalto si passa a sterrato e da sterrato, a sassi. La "regina delle strade" non perdona, e due turiste davanti a noi cadono rovinosamente a terra, ma senza troppi danni. Seguiamo Google maps che ci indica la via e tra foreste, case tradizionali e templi, riusciamo in quasi un'ora, con le braccia indolenzite dal tremore dei motorini sui ciottoli, ad arrivare al parcheggio in cima alla scogliera. Lasciamo la solita mancia ai "parcheggiatori" e ci incamminiamo verso la tanta attesa meta.


Ed eccola qui, dopo pochi minuti, siamo davanti ad uno dei migliori spettacoli della natura. In foto è bella si, ma dal vivo...



Dopo qualche foto da "sopra" ed il nostro preferito mie goreng ad un euro nel primo ristorante che ci capita (dove notiamo anche una scena raccapricciante della cuoca che tagliava i cavoli per terra), decidiamo di intraprendere la discesa verso la spiaggia. All'inizio sembra facile ma poi diventa sempre più ripida, come quasi una scalata e sempre più stretta. Ale con il suo vestitino è molto scoraggiata, ma con un po' di incitamento ce la fa anche lei. Dopotutto ci sono anche i tedeschi con le ciabatte.

La discesa, tra una pausa foto/riposo e l'altra dura quasi un'ora. Arriviamo quindi stanchi e sudati fino alla spiaggia, con delle onde gigantesche che si abbattono sulla spiaggia, per la gioia dei ragazzi che si buttano in mare. Non avendo un cambio di vestiti dietro, solo Mattia e Nicolò si buttano in mare. Dopo poco tempo è ora di tornare in cima e con quasi più facilità e solo 30 minuti siamo già sopra la scogliera. Non è stata l'idea più geniale quella di fare la scalata poco dopo mezzogiorno. Ci rifocilliamo con acqua gelata (sbagliatissimo) e siamo pronti per il ritorno al porto, visto che la nave sarebbe partita verso le 5.

Per qualche motivo prendiamo un'altra strada al ritorno, la quale non è così male come quella dell'andata ed arriviamo al porto senza problemi. Abbiamo ancora tempo e lo usiamo per rilassarci davanti alla spiaggia con un frullato di mango, con i ricordi di un giorno non troppo breve, ma intenso. Nusa Penida è ancora un tesoro poco scoperto ed ha molto di più da offrire che solamente una spiaggia famosa, la prossima volta sicuramente dovremmo pernottare almeno un paio di notti per esplorare altri posti come la Diamond Beach e magari anche nuotare con le mante. Ma per ora, rimane la memoria di una chiusura spettacolare della vacanza, dopo due settimane tra Bali, Gili, e Lombok, è ora, anche se a malincuore, di tornare a casa.



 
 
 

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