top of page

Un paradiso chiamato Bali

  • Writer: Michele
    Michele
  • Mar 11, 2020
  • 6 min read

Updated: Apr 13, 2020

Uno dei pochi posti finora visitato con una forte energia e dei paesaggi da lasciare senza fiato.


Prezzi bassi, riso fritto, scimmie e tramonti indimenticabili caratterizzano quest'isola. Ma una delle cose che più ti rimane dentro, è l'ospitalità delle persone, le quali vivono normalmente con molto meno di noi e ci ricordano che anche avendo poco, si può (quasi) sempre sorridere ed essere cortesi.


Si arriva a Denpasar, a sud dell'isola. Incontriamo Giacomo e Nicolò, quanto tempo. Negoziamo il prezzo, ci si fa trasportare a Kuta. Giacomo richiama i ricordi della Tailandia. Simile si, la vita è sulla strada. Arriviamo in hotel. Bello, bellissimo, e a poco prezzo. Paghiamo 17 euro a notte per una camera pulitissima e colazione a buffet, con perfino i fagioli a colazione.


I primi giorni rimaniamo a Kuta. La spiaggia non è il massimo, ma il surf è divertente anche se stancante. Un'ora basta, 15 euro con l'insegnante Coco che per abbronzarsi meglio usa l'olio di oliva. Ci strappa qualche sorriso e ci insegna a stare in piedi sulla tavola, anche se per poco.




Kuta di per se è un po' sporca, piena di turisti, massaggiartici moleste ma anche piena di vita, di bei posti dove mangiare e bere, sempre a poco. Ce la caviamo di solito con 5 euro a pasto. Prendiamo dei motorini, anche questi per poco, 15 euro al giorno, da un padre con due bellissime bambine. Andiamo a visitare Cangu, la patria dei nomadi digitali. Scopriamo che il traffico qui è abbastanza ingestibile, ma con il motorino sgusciamo tra le macchine che è una meraviglia. Arriviamo sulla spiaggia e notiamo un posto interessante. Il Finns club. Ci fanno entrare (gratis) e non accettano persone con tatuaggi sulla faccia. Questo è un posto mai visto prima. Tanta gente, musica da tramonto, vista sulla spiaggia e drinks colorati. Costosi, a dire la verità, 10 euro l'uno. Ma l'atmosfera è così accattivante e coinvolgente che ce ne ordiniamo un paio a testa. Il sole tramonta, noi sorseggiamo e ci godiamo lo spettacolo, senza tante parole. Questo è quello che ci meritavamo, dopo il duro lavoro dell'estate.


Torniamo in motorino a Kuta. Di sera, con un brezza che ci fa salire la pelle d'oca, o forse è vivere questo momento, assieme, quando pochi giorni fa eravamo davanti ai nostri computer, a mille e mille chilometri di distanza.


Il giorno seguente torniamo in aeroporto. Il fratellino è arrivato dall'Olanda. Questa è la seconda volta che lo porto in Asia, dopo la Cina.


Torniamo a surfare, mangiare a poco prezzo Satay, Mie Goreng e Gado Gado ma non ci spingiamo troppo sullo streetfood. Non siamo ancora pronti per ora.


Vogliamo provare un po' di vita notturna, andiamo alla Favela. Un altro fantastico posto che solo in quest'isola... Un covo di pirati a più piani con un piccolo Cristo Redentore nella parte esterna. La musica è bella, il posto anche e l'entrata è gratis, i cocktail no, sempre 10 euro. Facciamo le 4 ma va bene, siamo in vacanza dopotutto.


Ora è il momento di spostarci. Lasciamo Kuta alle famiglie ed a quelli che vogliono fare festa. Noi ci muoviamo ad Ubud, per un po' più di tranquillità. Il posto dove Julia Roberts è andata a trovare la spiritualità e l'amore. Il guidatore di Gojek ci chiede poco, meno di 20 euro per un'ora di macchina. Noi siamo un po' più generosi...


Arrivati ad Ubud entriamo in un posto che sembra un tempio e le nostre camere sono nuove, costruite da poco, sembra. Piscina davanti all'entrata solo per noi, pavimento della doccia in pietre lisce, chi ci accoglie sempre cordiale e paghiamo anche qui poco, 20 euro a notte. Siamo dei re.


Esploriamo Ubud, ha una carica impressionante. Forse per questo in molti vengono per meditare e fare ritiri spirituali. Iniziamo dal mercato. Interessante, ma dopo poco le cose si ripetono. Riusciamo ad ottenere un buon prezzo per i famosi "temple pants" con motivi di elefanti e fiori.


Un'altra cosa per cui Ubud è famosa sono le scimmie. C'è un posto solo per loro, poco distante dal centro, dove sono accudite e dove possono trovare cibo. Entriamo per una cifra irrisoria, ma siamo un po' spaventati. Tanti cartelli che dicono come comportarsi per non disturbare le scimmie e non essere aggrediti.

Va tutto bene ma vediamo qualche scontro tra scimmie e qualche morso a turisti che vogliono fare selfie vicino a loro. Rimaniamo comunque incantati e riusciamo a scattare qualche foto. Una delle guide ci fa anche fare un selfie dalla scimmia.




I successivi giorni ci alziamo presto, una volta per una camminata nella natura al salire del sole, e l'altra per la salita del monte. Ci alziamo alle due di notte. Ale non viene, non si sente tanto bene. Giacomo decide di portare solo t-shirt e pantaloncini corti. Io mi porto un altro cambio, penso suderò e farà freddo. Ed in effetti... Ci vengono a prendere con una macchina e dopo un'oretta arriviamo in un posto dove ci servono la colazione: pancake e caffè per iniziare la giornata, compreso nel prezzo di 22 euro. Fa già freddo. Prendiamo ancora la macchina e arriviamo alla base, dove la nostra guida di meno di 20 anni ci attende. Il ragazzo fa tutti i giorni su e giù per guadagnare qualche soldo. Iniziamo la scalata. Non siamo soli. Ci giriamo e vediamo una striscia luminosa seguirci, davanti uguale. All'inizio sembra facile ma poi arriva la sabbia, pesante per i nostri passi. Siamo stanchi ma arriviamo in cima ai 1700 metri in poco più di un'ora. Fa freddo e c'è vento. Io mi cambio. Giacomo non ha un cambio quindi devo dargli il mio cambio e ci riscaldiamo con del tè, prendendolo in giro e mantenendo una buona posizione, in attesa dell'alba. Il sole finalmente arriva. Ammiriamo stupefatti, come non lo avessimo mai visto. Infreddoliti ma contenti. Scattiamo qualche foto ed è già il momento di tornare.




Prima di lasciare Ubud voglio fare una lezione di cucina. Va molto di moda e non ho mai provato. Poi anche amo la cucina indonesiana. Riesco a convincere i miei compagni dopo svariati tentativi. Paghiamo 35 euro, più di quanto abbiamo mai pagato dall'inizio della vacanza per qualcosa ma ci sta. Quando ci ricapita? Ci divertiamo ed impariamo qualcosa di nuovo. L'insegnate è divertente ed un po' strana ma molto esperta e determinata. Quando ci fanno tagliare alcuni ingredienti chiedono a Giacomo come mai è così bravo. Lui risponde è un hobby e noi sorridiamo. Mangiamo quello che abbiamo più o meno preparato. Mangio il mio preferito: Satay, mentre i fagiolini hanno un sapore metallico, quasi di alluminio. Scopriamo che è colpa del dragoncello.




Abbiamo un giorno in più prima di partire, ed è il momento di esplorare un po' più in là. Prenotiamo un tour con la prima agenzia che troviamo. 20 euro a testa per tutto il giorno. Non è tanto. La guida ci porta prima al tempio tanto postato su Instagram. Ci rendiamo conto che i filtri fanno il loro dovere. Non merita troppo quasi le due ore di macchina per arrivare fin lì.



Visitiamo poi una piantagione di caffè Luwak. Il caffè proviene dagli escrementi di questo gatto/topo, che ne mangia a piacere. Non siamo troppo contenti dello sfruttamento di questo animale ma sembra essere trattato bene. Dorme perché è un animale notturno. Ci fanno sedere e ci portano svariati tè e caffè da provare gratis. Una tazza di caffè Luwak costa 5 euro. Ne dividiamo due, non è troppo male, considerando che il caffè balinese è una brodaglia. Siamo viziati noi italiani... Dopo pranzo ci rechiamo al tempio dell'acqua, dove ci è passata pure Rihanna. Facciamo il rito di purificazione, immergendoci nell'acqua gelida e chinandoci tre volte davanti ad ogni fonte. Sono tante, l'acqua è fredda, ma ci si sente subito bene. L'ultimo posto sono i famosi terrazzamenti di riso. Ci sono le altalene come su Instagram, ma costano 15 euro e c'è la fila... magari un'alta volta. Scendiamo semplicemente ad esplorare. L'atmosfera è come nessun altro posto, sembra di essere in un quadro. Camminiamo in bilico per non cadere nelle risaie piene d'acqua, quasi come sul ciglio dei marciapiedi a 10 anni.



Tempo di lasciare Ubud e Bali, alla volta delle isole Gili. La prima parte del viaggio sembra molto promettente e non vediamo l'ora di scoprire di più di questo fantastico Paese.


Segui anche i video su YouTube:






Comments


Post: Blog2_Post

Subscribe Form

Thanks for submitting!

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn

©2020 by Michele Finadri. Proudly created with Wix.com

bottom of page